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Il bosco della Terlaga a Ravina PDF Stampa E-mail
Lunedì 31 Gennaio 2011 13:41
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Il bosco della Terlaga a Ravina
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Il bosco della Terlaga a Ravina

 

 

Un ambiente di straordinaria bellezza naturale da conservare

 


 

La Pro Loco di Ravina si è interessata, in questi ultimi tempi, al bosco in località Terlaga, di proprietà dei Fratelli Lunelli, perché la parte naturalisticamente più importante, dalle caratteristiche di eccezionalità nell’intero panorama provinciale, rischia di essere eliminata per far posto ad un vigneto per la produzione di uve da spumante.
Il bosco merita una conservazione attiva e nel presente documento si cerca di elencare i motivi che determinano questa presa di posizione per una salvaguardia dell’ambiente forestale.
Non si vuole infatti entrare nel merito della discussione in corso sulla legittimità del cambio di destinazione d’uso dei terreni interessati: la questione è aperta e tutto sommato non ci è indifferente.
Altri, però, se ne stanno occupando.
La reale importanza naturalistica del bosco non è stata messa in luce nel dibattito di questi mesi; talvolta, in alcuni passaggi, si è cercato di dare l’idea di un ambiente forestale di scarso pregio.
Nelle pagine seguenti vorremmo parlare della valenza ambientale e delle particolarità possedute dal bosco in esame e di quali prospettive diverse bisognerebbe tener conto prima di arrivare alla distruzione di un bene a cui la collettività di Ravina tiene in modo particolarissimo.

 


La foresta della Terlaga

Il bosco che sarà interessato dall’intervento ha una superficie di circa 14 ettari. Percorrendolo ci si accorge che possiamo suddividerlo in tre zone, diverse per le specie che lo popolano, per le dimensioni, per le forme.
Troviamo un bosco di faggio, uno a bosco misto ero abete rosso, pino silvestre, larice e faggio, uno ero carpino nero, roverella e tassino minore.
Buona parte della foresta possiede delle caratteristiche naturali assolutamente straordinarie.

La faggeta

La faggeta che stiamo esaminando si è affermata grazie alle caratteristiche particolari dell’ambiente e della sua gestione; la pendenza molto dolce, il profilo poco accidentato, la quota relativamente bassa sono le condizioni ottimali per favorire lea formazione di un bosco molto fertile. La proprietà privata, ha sgravato in questo caso il bosco dalla pressione antropica per ricavarne combustibile o paleria consentendo il particolare e rigoglioso sviluppo della fustaia.
La faggeta, che interessa più della metà della superficie oggetto del previsto intervento, presenta dei caratteri naturali e ambientali che sono raramente , se non eccezionalmente riscontrabili.

 

 

Faggeta nella parte centrale dell’area interessata al previsto impianto

Il solo sguardo ci fa intuire la marcata singolarità dell’ambiente in cui ci troviamo.
Ci sono punti in cui si ha la sensazione di trovarsi in una cattedrale vegetale. Piante alte quasi 30 metri, tronchi colonnari di dimensioni notevoli, chiome a coprire ogni spazio.

 

 


I dati riportati nello studio di impatto ambientale ci parlano di una biomassa legnosa di piante ad alto fusto superiore a 300 fino a 350 metri cubi. Tutto questo ad una quota altimetrica molto bassa, che parte dai 500 metri sul livello del mare per arrivare poco sopra.

Confrontando la situazione riscontrata con i dati provinciali si può scoprire che il bosco della Terlaga si distingue in modo assoluto nel panorama provinciale e della Val d’Adige in particolare, perché:


Troviamo solo pochi boschi dove il faggio è predominante e con una quantità di biomassa maggiore di 300 mc/ha. Ad Ala e Brentonico gli unici della Valle dell’Adige, ma sono comunque boschi che si trovano a quote superiori ai 900 m slm, non i 500 metri di cui stiamo parlando.

Alle quote della Terlaga troviamo boschi che hanno la stessa quantità di biomassa, cioè di massa legnosa, ma sono anch’essi pochi e tutti boschi di origine artificiale,
cioè piantati dall’uomo, (Pinete di pino nero o silvestre, peccete) e quindi di scarso valore naturalistico.
Alla luce di quanto sopra, si può con certezza affermare che si tratta non di un bosco di scarso valore o di non particolare pregio, bensì dell’unica faggeta con valori così elevati in termini di fertilità, naturalità, quantità di biomassa, presente a bassa quota in Trentino.

Quanto sopra affermato è peraltro confermato anche se in modo non così esplicito, nella relazione dello Studio di impatto ambientale.
'Nell’area di progetto vegeta attualmente un popolamento di faggio con stature superiori alla norma di popolamenti di simile composizione situati alla stessa fascia di quota e nella stessa zona fitoclimatica;' (Studio di impatto ambientale, pag.43).

L’area sottoposta a intervento era, nelle intenzioni dei proprietari, più vasta; una superficie di circa due ettari è stata tolta su richiesta del Servizio Forestale della PAT perché caratterizzata da faggi di notevoli dimensioni e per salvaguardare la biodiversità.

Area sottratta all'intervento

 


In realtà non si riscontrano sostanziali differenza fra questa zona a faggio, che verrà salvaguardata e buona parte della faggeta che sarà tagliata.
Nell’area sottoposta all’intervento si trovano infatti numerosi esemplari di faggio, con dimensioni notevoli, che verrebbero quindi eliminate.

 

 

Faggi monumentali in area interessata a taglio

 


Nell’area a faggio sottoposta a intervento troviamo inoltre elementi di biodiversità meritevoli di attenzione: presenza di Taxus baccata (pianta protetta), Veratrun nigrum, Quercus petraea, Castanea sativa.

Nella parte alta dell’area interessata dall’intervento troviamo due tipi di bosco diverso.

Il bosco misto.

Su una superficie ridotta troviamo il faggio che si mescola ad abete, larice e pino silvestre. I caratteri di eccezionalità sono minori, ma le altezze, le dimensioni e le forme sono varie, creando una alternanza molto gradevole e l’accentuata biodiversità e naturalità, rendono il bosco degno di attenzione massima.

 

Bosco misto con faggio larice e pino silvestre

Il bosco di carpino e frassino

Una parte del bosco, quella più in alto è poi caratterizzata da carpino, roverella e frassino; sottoposto a taglio per legna nei decenni passati, si sta evolvendo lentamente verso forme più mature. E’ la parte meno preziosa di tutto il complesso; popolamenti di questo tipo si trovano di frequente lungo l’asta dell’Adige. Si presenta fitto, denso, e in evoluzione sia perché garantisce una continuità ecologica fra le pareti rocciose a Sud e la faggeta.

 


 

Bosco di carpino e frassino


La dolina

Fra gli aspetti ambientali va segnalata la dolina che si trova nella parte inferiore del bosco, sul fondo della quale fra blocchi ricoperti di muschio alcune piante di diametro notevole di abete rosso hanno trovato le condizioni ottimali.

Fondo della dolina

 

 


 

 

La strada

La zona interessata dal cambio di coltura deve essere servita da una strada. Nel progetto è prevista la realizzazione di una strada su un versante ripido esposto ad est. Su esso verrà costruita la strada della lunghezza di quasi mezzo chilometro e della larghezza di 3 metri che comporterà la distruzione di circa mezzo ettaro di bosco.

 


Bosco attraversato da nuova strada


La strada avrà una pendenza costante inferiore al 15%, una larghezza complessiva di 3,00 m (di cui 2,00 m carreggiabili) ed una lunghezza di circa 490 m. La sua realizzazione prevede il disboscamento di una superficie pari a 4.400 mq dei quali 2.700 mq verranno prontamente rinverditi con le stesse specie segnalate. (Studio di impatto ambientale).
Dal punto di vista dell’impatto visivo tale intervento rappresenta quello di maggior impatto.

 


Analisi degli impatti

 


La serie di interventi previsti dal progetto comportano:

  • la totale distruzione del bosco, di cui una porzione molto significativa è caratterizzata da un valore naturalistico straordinario
  • In termini di biodiversità il danno prevedibile è irreparabile;
  • la perdita di piante monumentali che offrono habitat e attivano catene alimentari complesse.
  • La rottura della copertura forestale e del continuità dell’ecosistema bosco
  • C’è perdita netta di biomassa vegetale, stimata in 3000 ( tremila) metri cubi.
  • Centinaia di viaggi di camion per trasportare fuori zona l’intero bosco abbattuto.
  • L’impatto estetico della strada si somma al taglio di circa mezzo ettaro di bosco per realizzarla.
  • La perdita per la collettività di un ambiente di grande fascino

Considerazioni conclusive


Il bosco, in particolare la faggeta, ha valori di eccezionalità. La sua eliminazione comporta la perdita netta di
questi valori.
Riteniamo pertanto indispensabile un ripensamento di tutta l’operazione e aggiungiamo al dibattito l’idea forte
di un mantenimento e valorizzazione dell’area boschiva , tenendo conto dei seguenti aspetti di rilevanza
scenica, ricreativa, culturale:

  • la facilità di accesso e la posizione prossima alla città di Trento;
  • la facile percorribilità favorita dalla morfologia pianeggiante e dalla presenza di vari sentieri;
  • la presenza di piante monumentali;
  • l’abbondanza degli aspetti naturalistici di facile valorizzazione
  • la presenza di resti storici legati alla Prima Guerra Mondiale.
  • il far parte del parco di una villa storica;

Si tratta di un insieme molto particolare di elementi base per una valorizzazione in senso naturalistico e ricreativo-culturale.


E’ inoltre un insieme che forse, se più approfonditamente conosciuto e apprezzato per le sue attrattive dai
proprietari e adeguatamente utilizzato nelle iniziative di turismo enogastronomico, potrebbe rappresentare un
valore “spendibile” anche dal punto di vista privato e quindi direttamente economico. Lo stesso Movimento
Turismo del Vino, di cui la famiglia Lunelli è attivo componente “vuol farsi garante della salvaguardia
dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità e si pone quale promotore di uno stile di vita il più possibile naturale,
che metta l'ospite al centro dell'attenzione” (http://www.movimentoturismovino.it/movimento.html)


Non crediamo infatti che a una azienda di comprovate capacità imprenditoriali siano indispensabili quei 14
ettari di vigneto in più: siamo invece convinti che si possano valorizzare questi ambienti di straordinaria
bellezza naturale, quali cornici irriproducibili del complesso Villa Margon e dei vigneti sottostanti ai fini di una
sempre migliore promozione del proprio prodotto.


Il consiglio direttivo
della Pro Loco di Ravina

 

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Febbraio 2011 11:27
 

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